"Comprendo rabbia abilitati TFA. Questo Governo sta cercando di risolvere problemi aperti decenni fa"

(Dichiarazione rilasciata da Matteo Renzi su Twitter il 12 Maggio 2015)

Il CNT è un'associazione senza fini di lucro che nasce per tutelare i diritti dei docenti abilitati TFA.

Il nostro obiettivo primario è il riconoscimento del valore concorsuale del titolo conseguito tramite i due cicli (avviati rispettivamente nel 2012 e nel 2014) di TIROCINIO FORMATIVO ATTIVO; un'istanza che riteniamo fondata su due principi di vitale importanza in campo educativo così come nel rapporto tra lo Stato e i suoi cittadini: il merito e l'aequitas.

A motivare le nostre istanze non è un mero partito preso o un credo politico-ideologico, ma la stessa esperienza del TFA, un percorso prima selettivo e poi formativo che ha richiesto il superamento di una triplice selezione in ingresso (test preselettivo, prova scritta e prova orale) con posti calcolati sul fabbisogno reale; di un tirocinio annuale  caratterizzato da una serie di esami in itinere e da una prova finale valutata da una commissione mista di docenti sia universitari che di scuola secondaria; come se non bastasse, la partecipazione al tirocinio con un contributo individuale di 2500 euro. Ma quella che più ci preme sottolineare, è come il nostro percorso si sia svolto sotto il patrocinio dello Stato e delle sue istituzioni

 

 

E' questa, infatti, la pietra dello scandalo, il punto da cui ha avuto inizio e che continua tuttora a motivare la nostra battaglia. Lo stesso Stato che ci ha prima selezionato e poi formato, ha voluto negarci quel diritto all'assunzione che era stato concesso in precedenza ai docenti che si sono abilitati dal 2000 al 2008 attraverso la SSIS (Scuola di Specializzazione di Insegnamento Secondario). Agli abilitati TFA, figli di un dio minore (eppure molto più esigente nelle sue richieste!), è stata infatti concessa l'iscrizione alle Graduatorie d'Istituto di seconda fascia, una misura che avrebbe dovuto garantirci l'accesso alla professione e che in molti casi si è tradotta in zero opportunità di impiego, dato l'intasamento decennale delle graduatorie riservate delle supplenze.

Come se non bastasse, il bando nel 2014 dei PAS (Percorsi Abilitanti Speciali, in origine "TFA Speciale") ha aperto la strada dell'abilitazione a tutti coloro che avevano maturato 36 mesi di servizio non continuativo, e che per accedere ai corsi formativi non hanno dovuto superare alcuna selezione in ingresso. Le conseguenza, altamente prevedibile, è stata non solo di peggiorare lo stato di intasamento delle graduatorie - da quasi trentamila, i precari iscritti nelle Graduatorie di Seconda Fascia sono diventati circa novantamila - , ma anche di penalizzare tutti quei tieffini che, nonostante il bonus di punteggio riconosciuto all'abilitazione selettiva, si sono visti sorpassare da quei docenti che poteva contare sul punteggio acquisito con il servizio.

Dopo l'esclusione dal piano di assunzioni del 2015, il valore effettivo del nostro titolo è di fatto venuto a coincidere con il privilegio di partecipare nel 2016 - a neppure un anno di distanza dalla conclusione del secondo ciclo di TFA - a un concorsone riservato ai soli abilitati: prerogativa che, come stiamo appurando in quest'ultimo periodo, è stata clamorosamente smentita dalle ultime sentenze che hanno permesso di sostenere le prove suppletive a un vero e proprio esercito di ricorrenti.

Questo è solo uno dei tanti effetti collaterali di una gestione caotica e farraginosa, portata avanti con troppa fretta e per questo caratterizzata da numerose criticità. Purtroppo, al termine delle varie procedure (in alcuni casi ancora in corso...), il fronte dei tieffini si è trovato diviso in tre diverse "sottocategorie": quella dei vincitori senza cattedra, degli idonei e di tutti coloro che non hanno superato il concorso. 

Un quadro assai complicato, in cui tuttavia - vogliamo ribadirlo con forza - non sono affatto venute meno le premesse della nostra battaglia comune: il problema (per ora solo eventuale) della mancanza di posti per l'assunzione dei vincitori di concorso, è infatti strettamente collegato a quella dell'assunzione dei tieffini che verranno assunti dalle future Graduatorie Regionali di Merito (GMR) destinate agli abilitati, il cui bando è previsto per l'anno prossimo.

A distanza di cinque anni dall'inizio del primo ciclo del TFA, i nostri obiettivi non sono dunque mutati: vogliamo che la nostra esperienza formativa venga finalmente riconosciuta per quello che è stata, un corso-concorso che ha contribuito a formare dei docenti e lavoratori professionisti, che nella stragrande maggioranza dei casi hanno scelto la via dell'insegnamento per vocazione e non per ripiego, come spesso accadeva in passato. La dichiarazione, più volte ripresa, dell'ex ministro Gelmini che ci ha definito "i docenti più formati e selezionati della storia della scuola pubblica", corrisponde davvero a una realtà effettiva e documentabile: basti un semplice  confronto della proporzione posti/candidati tra la procedura selettiva del TFA e quelle di altri "concorsoni", su tutti quello ormai storico del '99 con più del 70% di idonei. Il che ci porta a concludere che forse, alla base di tutto, c'è la "colpa" generazionale di essersi ritrovati, per mere questioni anagrafiche, in una congiuntura meno fortunata rispetto a chi solo pochi anni prima ha potuto concorrere per l'ammissione alla SSIS.

Certo, non possiamo negare come, dal punto di vista delle tutele, l'introduzione delle GMR è senza dubbio un passo in avanti, per quanto a nostro avviso non ancora soddisfacente, dato che continuiamo di fatto ad essere esclusi da quel doppio canale (assunzione sia tramite concorso che graduatorie ad esaurimento) che avrebbe dovuto spettarci di diritto. A ciò si aggiunge che la futura immissione in ruolo dalle GMR è purtroppo vincolata allo smaltimento delle GAE, in cui sono tuttora iscritti più di trentamila "residuati". Una disparità inacettabile, dal momento la maggior parte degli iscritti non solo ha maturato neppure un anno di servizio, ma svolge da anni un altro lavoro!

Chiediamo inoltre delle garanzie di assunzione nel triennio di vigenza delle graduatorie di merito, sia per i vincitori di concorso attualmente senza cattedra che per gli idonei, con particolare riferimento a quanti - ci auguriamo il meno possibile! - verranno scavalcati nelle rispettive GM dopo l'inserimento dei ricorrenti che hanno superato le prove suppletive.

Alcuni ci hanno accusato di guardare quasi esclusivamente al nostro orticello, e di non tenere nella dovuta considerazione la complessità (eufemismo) di un contesto come la scuola pubblica. Accettiamo la critica, ma a patto che ci sia concessa il diritto di replica. Quello che stiamo cercando di mostrare e di comunicare attraverso la nostra iniziativa, è come la battaglia per il riconoscimento del nostro titolo sia assolutamente inscindibile dalla lotta che ogni giorno, come insegnanti, portiamo avanti per una scuola migliore, cioè più giusta e più equa, rispettosa non solo a suon di slogan e di belle parole dei valori collettivi come delle capacità individuali. Questa lotta chiama direttamente in causa quei principi del merito e dell'aequitas che abbiamo menzionato all'inizio del testo, e che da troppo tempo vediamo sconfessati da parte di quell'istituzione che pure sarebbe chiamata a incoraggiarli, a difenderli, a radicarli nel tessuto più intimo della comunità.

Certo, sappiamo bene che il nostro non è in fondo che uno dei tanti casi esemplari di uno stato di cose ormai decennale, alla cui base ci sono in buonissima parte gli errori delle generazioni precedenti; errori che hanno portato al dissesto e allo svilimento della scuola pubblica in Italia. Per questo, siamo convinti che il cambiamento, la "svolta" da troppo tempo annunciata non possa più essere rimandata, e che le stesse politiche di reclutamento del personale docente non siano che una componente, per quanto fondamentale, di un processo più ampio, che dovrà investire in modo radicale e profondo ogni ambito della scuola pubblica.

Di tutto questo, noi vogliamo essere parte.