In questi ultimi giorni ci è capitato di leggere, tra le varie discussioni sulle bacheche dei gruppi di questa o di quell’altra categoria di precari, un “tormentone” in cui ci eravamo già imbattuti in passato: anche a questo giro, saremmo noi, i “cattivoni del TFA”, ad esserci opposti a qualsiasi iniziativa per stabilizzare i non abilitati.

Bene, lasciateci dire che non è vero nulla. Non abbiamo mai chiesto il blocco di tutte le procedure del reclutamento, sia per i precari con almeno tre anni di servizio, sia per gli altri precari e per i giovani laureati che meriterebbero un’opportunità per insegnare nella scuola pubblica. Allo stesso modo, non abbiamo mai rivendicato nessun presunto primato morale e professionale rispetto ai non abilitati: gli insulti semmai sono arrivati dall’altra parte, e spesso ben oltre il limite di un’oscenità che si è cercato malamente di far passare per “folklore locale”. Alla politica e al ministero abbiamo fatto invece una richiesta molto semplice: quella che qualsiasi modifica al dlgs 59/17, e in particolare al canale riservato ai non abilitati con tre anni di servizio, avvenga nel pieno rispetto dei diritti e delle prerogative dei docenti abilitati. Non abbiamo chiesto, insomma, nient’altro che il rispetto delle regole già stabilite da un decreto che, è bene ricordarlo, è il frutto di un accordo comune, raggiunto dopo mesi di negoziazione tra partiti, associazioni, istanze e interessi che all’inizio apparivano inconciliabili. Cambiare di nuovo le regole, peraltro con il decreto ancora in piena attuazione, comprometterebbe irrimediabilmente l’equilibrio raggiunto, aggiungendo soltanto nuovo caos dal punto di vista giuridico-normativo. Gli unici a beneficiarne sarebbero, attraverso l’ennesima valanga di contenziosi, gli avvocati e i ricorsifici. Abbiamo vissuto troppe volte questo scenario in passato per poterci fidare delle blande rassicurazioni che ci vengono date. Per questo non accetteremo alcuna proposta di modifica, senza delle chiare garanzie giuridiche – chiare e soprattutto “a prova di ricorso” – rispetto alla nostra posizione. 


Concludiamo con due brevi riflessioni: la prima riguarda la situazione ancora disastrosa del concorso riservato, le cui procedure sono bloccate da mesi in molte regioni, mentre in altre le prove sono state calendarizzate per aprile e maggio dell’anno prossimo. A cosa è servita la proroga per l’accantonamento dei posti al 31/12, se soltanto in pochissimi casi si riuscirà a pubblicare le graduatorie definitive nei tempi previsti? Forse, al posto di guardare al futuro prossimo, magari per stravolgere nuovamente le regole, sarebbe meglio occuparsi dei problemi di oggi, cercando di tener fede agli impegni presi.
La seconda riflessione riguarda un valore che riteniamo assolutamente fondamentale e non negoziabile: la qualità dell’insegnamento. Di tutto si è parlato in questo periodo, tranne di quei reali “miglioramenti” che dovrebbero garantire ai nostri studenti di avere dei bravi insegnanti, in nome dell’articolo 34 della Costituzione. La nostra posizione in merito dovrebbe essere ben nota: chiediamo insegnanti capaci e preparati – non solo dal punto di vista professionale – che abbiano scelto consapevolmente e non per ripiego di svolgere quello che, nonostante la nostra condizione di precari e il declino – irreversibile? – della scuola pubblica, resta il mestiere più bello del mondo.

VOGLIAMO DAVVERO “BLOCCARE TUTTO”?
Tag:                 

DIVENTA SOCIO DEL CNT

Vuoi iscriverti alla nostra associazione?

Compila il form per inviare la richiesta: 

https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSemigCT4NMmr9XpxGjrgLKo2QYsQeD0BFRhpp5EOMeW6jgHmA/viewform?c=0&w=1