I 50 mila docenti che affronteranno il concorso 2018 saranno i primi a doversi trasferire immediatamente anche a molti chilometri di distanza, senza possibilità di rimandare di un anno il primo anno di lavoro nella sede attribuita. Il concorso e le graduatorie che ne deriveranno infatti sono regionali, quindi – anche senza considerare chi ha deciso di provare il concorso in regione diversa da quella di residenza – chiunque potrebbe trovarsi assegnato a scuole distanti 200 o 300 km.

I docenti vincitori del concorso 2016, e i docenti assunti da Gae hanno potuto godere, al momento della stipula del contratto, della possibilità di richiedere un’aspettativa per ragioni familiari o di studio (assegni di ricerca, dottorato, ecc.), rimandando così l’anno di prova. I docenti selezionati tramite FIT, invece, dovranno spostarsi immediatamente nella sede attribuita – pena la rinuncia al ruolo – e potranno rimandare o sospendere il percorso FIT solo nei casi di grave malattia, di maternità o di paternità (dlgs 59/2017, Art. 8 comma 5 punto c; dm 984/17, articolo 10 comma 1).

Ricordiamo che, salvo i primi classificati in graduatoria, nessuno è in grado di sapere quanti posti saranno assegnati annualmente e in quale anno specifico ci sarà l’assegnazione della cattedra, se non (nella migliore delle ipotesi) poco tempo prima delle nomine da parte degli USR. Si chiede quindi ai docenti di trasferire in blocco la propria vita, la propria famiglia, magari a molti chilometri, senza dar loro la possibilità di organizzarsi in modo adeguato (spostamento di residenza e iscrizione dei figli al nido/a scuola, assistenza ad anziani lasciati a casa e molti altri casi). Neanche chi è portatore di una parziale invalidità o ha genitori o figli detentori della 104, potrà prendersi un anno per organizzare il proprio trasferimento.

Come se non bastasse, nel caso in cui un docente, per assistere un figlio o un genitore gravemente malato, non arrivi a svolegere 180 giorni di servizio, si perderà ogni diritto al ruolo in quanto non è possibile sospendere il FIT.

E’ noto come la concessione delle varie prerogative della Legge 104 abbia portato a numerosi abusi. Questa tuttavia non è buona ragione per negare a tutti e in modo indiscriminato il diritto ad assistere i propri famigliari. Per risolvere il problema delle false dichiarazioni, occorrebbero infatti provvedimenti mirati e di altra natura.

Ricordiamo che l’età media dei partecipanti al concorso riservato è di 43 anni, per la maggior parte donne, le quali in Italia si fanno spesso carico dell’assistenza a figli ed anziani. Siamo consapevoli che il concorso si svolgerà su base regionale e non verremo certo a chiedere di essere esentati dal trasferimento. Chiediamo, tuttavia, e anche alla luce di quanto avvenuto nel recente passato con il famoso “algoritmo”, che ci siano concessi il tempo e le modalità necessarie a programmare un trasferimento in cui ad essere coinvolte non saranno soltanto le singole persone. Non vediamo infatti per quale ragione dovrebbero esserci negati quegli stessi diritti di cui, prima di noi, hanno potuto godere le categorie di docenti che ci hanno preceduto.

CONGELAMENTO FIT: GLI ABILITATI DEVONO AVERE GLI STESSI DIRITTI DEGLI ALTRI DOCENTI
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