Egregio sen. Pittoni,

a scriverLe è il direttivo dell’associazione CNT (Coordinamento nazionale TFA), in qualità di rappresentanti di una categoria, gli abilitati TFA, che si trova indirettamente coinvolta nella questione dei diplomati magistrale.

In primo luogo, vorremo fare presente che l’unico “merito” dei suddetti diplomati è quello di aver ottenuto una misura cautelare in sede giudiziaria: per chi non lo sapesse, la cautelare, come suggerito dalla parola stessa, viene concessa, tramite un’istruttoria sommaria, nella fase iniziale del processo, là dove possa esserci un danno per il ricorrente (è il principio del cosiddetto “fumus boni iuris“).

I DM, come chiunque decida di adire le vie legali, erano perfettamente consapevoli del fatto che una cautelare non fosse un giudizio definitivo e che quindi avrebbe potuto essere rigettata da un parere sfavorevole del TAR o del Consiglio di Stato. Sapevano benissimo che, in tal caso, il ruolo ottenuto avrebbe potuto – legittimamente – non essere confermato. La sentenza ha quindi stabilito quelle che, secondo il diritto, sarebbero le condizioni di rispetto delle leggi e delle normative in vigore, evitando così che altre categorie di docenti più meritevoli venissero “scavalcate” da colleghi con minori requisiti per accedere al ruolo.

Cercare adesso una “soluzione politica” a quella che si vorrebbe strumentalmente far passare per un’ingiustizia, vuol dire danneggiare ulteriormente quei “precari qualificati” che da anni vedono calpestati i propri diritti. Stiamo parlando di quei docenti selezionati e formati dallo Stato, che da troppo tempo attendono delle risposte certe sulle proprie prospettive di stabilizzazione. Questi docenti hanno commesso l’unico errore di – come recitò tempo fa il tweet dell’allora senatore Mario Mauro – di “fidarsi dello Stato”, in altri termini di rispettare le regole prescritte da quella stessa politica che ora, con un ennesimo colpo di mano, approfitta di un momentaneo vuoto di potere per umiliare meriti e diritti acquisiti.

A nostro avviso la situazione andrebbe affrontata non in modo cinico e opportunistico, cercando di privilegiare le istanze della categoria più numerosa, ma con intelligenza e soprattutto responsabilità nei confronti di una scuola pubblica già disastrata, e che mai come in questa delicata fase storica avrebbe bisogno di un personale docente adeguatamente preparato e motivato. Ecco perché, non solo a nostro avviso ma anche di una buona parte dell’opinione pubblica, l’accesso a una professione di forte rilevanza sociale come l’insegnamento non può e non dovrebbe essere ancora utilizzato come un ammortizzatore sociale.

Dei tanti effetti collaterali di anni di cattive politiche sul reclutamento degli insegnanti, noi, abilitati TFA, rappresentiamo indubbiamente un caso esemplare. Per quanto, infatti, siamo ancora ad oggi i docenti – come disse l’allora Ministra Gelmini – “più selezionati della scuola pubblica”, l’unica garanzia che ci è stata offerta dopo un percorso duro e dispendioso, scelto consapevolmente e non per ripiego, è una “fase transitoria” che avrebbe dovuto portarci all’assunzione nel breve-medio periodo, e che rischia invece di allungarsi ulteriormente con l’ammissione al concorso riservato dei docenti di ruolo. Da graduatorie per la progressiva stabilizzazione degli abilitati, le future GRMA potrebbero diventare una scorciatoia per la mobilità. La nostra condizione resta dunque di gran lunga peggiore rispetto a quella dei nostri “cugini”, vale a dire gli specializzati SSIS, i quali hanno potuto ottenere da subito il pieno diritto all’assunzione.

Abbiamo chiesto da tempo una soluzione politica al nostro problema, ma ogni possibilità di dialogo ci è stata sistematicamente rifiutata. Eppure cosa avremmo in meno rispetto ai DM? Il numero, non certo il merito! Siamo infatti docenti pluriselezionati, formati e abilitati dallo Stato; tuttavia continuiamo a rimanere invisibili. Ci chiediamo se, a questo punto, non convenga anche a noi unirci al piagnisteo collettivo, tirando fuori dal cilindro una qualche iniziativa eclatante come lo sciopero degli scrutini o un sit-in davanti a Palazzo Chigi.

Ecco perché, gentile sen. Pittoni, ci troviamo perplessi e disorientati ascoltando le dichiarazioni Sue e di alcuni esponenti del Suo partito che proclamano di voler combattere disonestà e furberie. A nostro parere, la Sua recente presa di posizione in favore dei diplomati magistrale smentisce clamorosamente questi proclami. Vorremmo inoltre farLe notare che, a seguito degli episodi che hanno interessato di recente la sempre più difficile condizione degli insegnati, Lei avrebbe commentato testualmente: “i professori sono senza strumenti per gestire gli alunni”. Le ricordiamo, qualora ce ne fosse bisogno, che le abilitazioni e le specializzazioni acquisite a seguito delle procedure concorsuali di cui sopra, prevedono lezioni e laboratori specifici per lo sviluppo delle capacità – o strumenti, se preferisce – necessarie a interagire con le varie forme di disturbi del comportamento, oltre ad una preparazione didattico-pedagogica aggiornata e di alto livello. Un percorso decisamente più formativo rispetto a quello di un diploma di scuola superiore conseguito vent’anni fa. Cose di cui presumiamo Lei sia già ampiamente informato.

Per concludere, vorremmo dunque invitarLa a guardare alle reali esigenze del mondo scolastico, operando per il bene degli insegnanti e degli studenti. In attesa di un Suo cortese riscontro, Le comunichiamo che da parte nostra vi è una totale disponibilità ad aprire quel dialogo e quel confronto che, come già detto, da troppo tempo ci viene sistematicamente negato – Il Direttivo CNT.

LETTERA APERTA AL SENATORE PITTONI
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