Negli ultimi giorni è stata diffusa in rete una copia non autorizzata dalla tabella titoli per il concorso riservato agli abilitati. Ci sfugge la ragione per cui certi documenti ufficiali vengano diffusi in rete prima della loro pubblicazione; in ogni caso, abbiamo potuto appurare che non si trattava di un fake, ma della versione su cui verrà chiamato ad esprimersi il CSPI.

Non vogliamo ripetere quanto abbiamo già detto di recente in questo comunicato (potete leggerlo qui: http://www.abilitatitfa.it/2017/11/07/tabella-titoli-gmr-la-scuola-pubblica-non-un-ammortizzatore-sociale/). Ci limitiamo a sottolineare come in quest’ultima versione ci siano senza dubbio delle note positive, come i 19 punti assegnati all’abilitazione selettiva (non solo TFA, ma anche SSIS, dato che per la giustizia – citiamo dalla sentenza n. n. 08255/2017 – «i corsi universitari di Tirocinio Formativo Attivo (…) hanno sostituito le Scuole di Specializzazione per l’Insegnamento Secondario»). Notiamo inoltre come siano stati accolti i nostri (e non solo) rilievi sull’eccessiva valorizzazione del dottorato, evitando così che un titolo culturale, indubbiamente prestigioso e selettivo ma che nulla ha a che vedere con l’insegnamento scolastico, avesse un punteggio più alto del titolo d’accesso.

Resta tuttavia lo “scaglione” a partire dal terzo anno di servizio: 5 punti rispetto ai 2 assegnati ai ciascuno dei primi due anni. Una maggiorazione addirittura superiore al doppio. Non è difficile intuire come, alla base di questo provvedimento, ci sia la volontà di garantire un certo vantaggio iniziale al contingente più numeroso, composto in buona parte da docenti abilitati attraverso percorsi speciali e con più di tre anni di servizio, rispetto a quella minoranza di docenti (tutti o quasi abilitati attraverso il II ciclo del TFA) che non hanno ancora raggiunto questa soglia. Privilegiare, dunque – non è certo una novità… –, l’anzianità di servizio rispetto al merito di aver superato prima una selezione e in seguito un tirocinio formativo – valutato sia da docenti universitari che della scuola pubblica – per conseguire l’abilitazione attraverso il percorso ordinario.

Non vediamo purtroppo altre ragioni, e possiamo sostenerlo alla luce di alcuni pareri competenti che hanno avvalorato le nostre iniziali perplessità: questa distinzione e maggiorazione del servizio non avrebbe nessun fondamento né giuridico né normativo, e tanto meno si può considerare come l’attuazione di una volontà politica, visto che nel decreto 59/2017 si parla di «valorizzazione» esclusivamente per il dottorato e l’idoneità concorsuale.

Da parte nostra, ci siamo perfino stufati di ripetere che il servizio in sé non garantisce alcuna garanzia su idoneità e qualità del lavoro svolto, dal momento che non esiste alcun criterio per valutarlo. Se nelle tabelle dei precedenti concorsi il suo peso è stato sempre abbastanza contenuto, non è a causa della presunta “miopia” del legislatore, ma di un principio dettato in primo luogo dal buon senso e sancito sia dalla Costituzione che dalla normativa scolastica. Questo principio vorrebbe che per esercitare la professione di insegnante in qualsiasi ordine e grado, non basta iscriversi a una graduatoria provinciale e aspettare pazientemente il proprio turno, ma acquisire delle capacità relazionali e delle competenze professionali attraverso un percorso di formazione specifica. Affermare in modo pretestuoso che “il servizio è merito”, vuol dire negare alla scuola pubblica la sua funzione di agenzia educativa, di diritto e servizio offerto alla comunità grazie a delle strutture e a del personale adeguato. Vuol dire considerare la scuola un mero ammortizzatore sociale.

Per questo vorremmo concludere lanciando un appello (tale ci sentiamo di definirlo) alla Ministra Fedeli, alla dott. sa Sabrina Bono (responsabile del Gabinetto ministeriale), e a tutti i dirigenti delle varie sigle sindacali che hanno avuto voce in capitolo nella stesura della tabella.

Vi chiediamo di spiegare, nel modo più chiaro possibile, quali sono le basi giuridico-normative che dovrebbero legittimare sia la valorizzazione del servizio che la maggiorazione di punteggio a partire dal terzo anno. Noi, come abbiamo detto, finora non siamo riusciti a trovare una risposta. Ne abbiamo però ricavato delle ottime motivazioni per aprire un contenzioso che andrebbe a sommarsi alla miriade di ricorsi che seguiranno alla pubblicazione del decreto. Risparmiateci almeno questo.

Associazione CNT – Il Direttivo

TABELLA TITOLI GMR: COSA CAMBIA A PARTIRE DAL TERZO ANNO DI SERVIZIO?
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