Avremmo dovuto accogliere anche questa decisione con sgomento, indignazione, rabbia. Invece abbiamo imparato a non sorprenderci più di nulla.
La sconcertante valutazione del servizio (sette volte superiore rispetto alla tabella del concorso 2016) che risulta dalla bozza della tabella titoli delle GMR, insieme all’assurda distinzione tra i primi due anni (valutati singolarmente 2 punti) e quelli successivi (valutati ben 5 punti!), non è altro che l’ennesimo atto di un’iniziativa che da tempo viene condotta ai danni non solo degli abilitati TFA, ma – lo diciamo senza alcun timore di esagerare – di tutta la scuola pubblica.
Un’iniziativa che ha lo scopo ben preciso di svilire il merito e le capacità professionali, a partire da una logica condonistica che ha trasformato l’insegnamento in un ammortizzatore sociale, la scuola in un bacino di voti a cui attingere ad ogni scadenza elettorale (e qui non ci riferiamo solo alla politica, ma anche alle elezioni RSU e alla corsa ai tesseramenti sindacali).
Tutto, per quanto ci riguarda, è iniziato con l’esclusione degli abilitati TFA dalle GAE, a partire da un’interpretazione tendenziosa del comma 3 dell’articolo 97 della Costituzione; è proseguito con il bando dei PAS, che ha permesso a una larga fetta di coloro che non avevano superato le selezioni del TFA di conseguire l’abilitazione senza alcuna prova d’ingresso e con dei requisiti di ammissione a dir poco ridicoli; avrebbe dovuto concludersi con la fase transitoria, rimedio solo in parte accettabile alla gestione delirante del concorso 2016. Mancava, evidentemente, un ultimo atto.
Eppure questa volta abbiamo più di una ragione per ritenere che i pretesti addotti in passato non basteranno per giustificare delle scelte che ignorano completamente la disciplina normativa, le indicazioni contenute nel decreto 59/2017 (dove si parla di “valorizzazione di punteggio” limitatamente al dottorato e all’idoneità concorsuale), nonché alcuni fondamentali principi della Costituzione.
Se queste sono le premesse, noi, associazione Coordinamento Nazionale TFA, a nome non solo dei nostri soci ma dei docenti abilitati attraverso procedura selettiva, siamo pronti ad agire con tutti i mezzi disponibili per vedere riconosciuti i nostri diritti.
Non possiamo più permettere che dei professionisti qualificati, degli individui che hanno scelto di insegnare nella scuola pubblica per scelta e non per ripiego, debbano scontare la colpa di aver affidato il proprio destino professionale nelle mani dello Stato. Quello Stato che li ha prima selezionati e poi formati, e che oggi vorrebbe condannarli a una trafila ancora più lunga in un già umiliante precariato.
Per concludere, vorremmo rivolgere una domanda alla ministra Fedeli, che il 15 Luglio 2013 ha sottoscritto un’interrogazione parlamentare, promossa dalla sen. Saggese, per chiedere l’inserimento degli abilitati TFA nelle Graduatorie ad Esaurimento, “condizione imprescindibile per il conferimento degli incarichi annuali e per l’immissione in ruolo”
Cosa è cambiato da allora?

 

TABELLA TITOLI GMR: LA SCUOLA PUBBLICA NON E’ UN AMMORTIZZATORE SOCIALE
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