Ha fatto molto discutere l’articolo pubblicato da Gian Antonio Stella sul Corriere a proposito dell’intasamento delle GAE della scuola primaria, ulteriormente aggravato dall’immissione (non ancora definitiva) dei diplomati magistrale. Al contrario, decisamente più incoraggiante sarebbe la situazione delle graduatorie della secondaria, dove secondo le stime di Tuttoscuola resterebbero soltanto 8000 residuati.
Purtroppo, non sempre i numeri rispecchiano la realtà dei fatti. Chi conosce le vicende della scuola pubblica sa bene come il quadro descritto da Stella valga infatti anche per la secondaria, dove lo scenario è “solo” più circostanziato a un certo numero di classi di concorso e non si limita esclusivamente al Sud Italia.
Prendiamo ad esempio il caso della classe A19 (Filosofia e Storia nelle scuole superiori) in Lombardia, la regione con il più alto fabbisogno di personale docente. Come si può notare scorrendo la lista delle GAE della provincia di Milano, su un totale di 60 candidati (non pochi, considerata l’effettiva disponibilità dei posti), ben 29 non hanno neppure un anno di servizio. È una situazione che si ripete in modo quasi sistematico anche in altre province e per altre classi di concorso (in particolare quelle che concernono gli insegnamenti di Diritto, Economia e Storia dell’arte). 
La metà di questi candidati, dunque, non solo non ha mai messo piede in un’aula scolastica, ma si presume che eserciti da tempo un’altra professione (le GAE sono state chiuse nel 2007). La gran parte di loro è inoltre composta da idonei a delle procedure concorsuali che si sono svolte quasi vent’anni fa (l’ultimo “concorsone” risale infatti al ‘99), dunque secondo modalità e criteri di reclutamento molto diversi da quelli attuali. Siamo sicuri che, alla luce delle recenti dichiarazioni della Ministra, si possano considerare idonei anche a raccogliere quelle “sfide” che oggi dovrebbero affrontare gli insegnanti della scuola pubblica? 
Non è nelle nostre intenzioni contestare i diritti acquisiti e garantiti dalla legge. È bene, tuttavia, quando si parla del “dovere morale” di svuotare le GAE, che ci si interroghi anche sul modo in cui questa operazione dovrebbe essere condotta, tanto più se si considerano i molti errori commessi nella cosiddetta fase C. 
Per questo, riteniamo necessario che il problema venga affrontato anche per la scuola secondaria. D’altronde è a causa di esuberi decennali che si prospettano dei ritardi nelle assunzioni dalle GM (di durata triennale) dell’ultimo concorso, oltre a un’attesa difficilmente quantificabile per i candidati nelle future GMR. In entrambi i casi, si tratta di graduatorie composte da docenti abilitati che hanno maturato gli stessi diritti dei “residuati” GAE e che, soprattutto, hanno scelto di insegnare nella scuola pubblica.

 Associazione Coordinamento Nazionale TFA  

(Per approfondire, vi consigliamo di leggere questo articolo di rara competenza sulle origini del precariato scolastico:

https://www.professionistiscuola.it/guide/27-origini-del-precariato-storia-delle-graduatorie-di-merito-e-ad-esauriment.html )

MA GLI ESUBERI NON SONO SOLTANTO NELLA PRIMARIA
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